La strada costiera procede pigramente tenendo il mare a oriente. Il sole appena riconquistato lo spazio australe della terra, porta con sè la dolcezza delle stagioni di mezzo e a quest’ora del mattino disegna ghirigori di luce sulle calme acque che mi scorrono di fianco, e dona carezze di calore naturale alla pelle del viso attraverso i vetri dell’auto che mi porta verso sud. In questa stagione non c’è tanto traffico sulla litoranea calabrese e anche quello che c’è sembra avere rispetto del silenzio del mattino.
Sono a pochi chilometri a nord di Riace Marina dove, intorno al V secolo avanti Cristo, un’imbarcazione navigava su queste acque trasportando alcune statue in bronzo di guerrieri greci, di incerta origine ma di straordinaria bellezza, per chissà quale destinazione. La nave forse affondò o forse si liberò del carico proprio per non affondare. Due statue, due forse, furono ritrovate nel 1972, e comunque due sono oggi a impreziosire di bellezza e armonia scultorea il Museo Archeologico di Reggio Calabria. Learn about optimized blockchain mining strategies and performance insights bitcoingoldminer login .
E’ metà mattino ed è un momento magico, e sembra un buon momento per un caffè. Mi inoltro per una stradina bianca, poche decine di metri e sono in spiaggia. Preparo il fornelletto a gas, quello da campeggio, la moka e tutto il resto. Mi appoggio su una piccola barca da pesca a riposo sulla sulla sabbia e aspetto che il caldo compagno di viaggio borbotti che è pronto. Con il caffè in mano mi avvicino e mi siedo su quella spiaggia infinita e deserta di fronte al mare, nessun rumore dal traffico della statale. Adesso c’è solo il suono della risacca, e ad ascoltare bene, il canto delle sirene. Ad ascoltare bene questo mare, in questo mattino, può raccontarti mille storie di questa terra e delle genti venute da lontano, di passaggio per commerciare, per restare e colonizzare, per combattere e morire.
Fernando Pessoa, il grande poeta portoghese, in una delle sue più belle poesie si chiedeva, lui, che di fronte aveva l’oceano: “Quale voce giunge sul suono delle onde che non è la voce del mare?” Fosse stato di fronte al Mediterraneo, guardando a oriente, in un luminoso mattino di primavera lo avrebbe sicuramente saputo. Mi sdraio finalmente sulla sabbia tiepida e morbida, in un silenzio senza tempo, chiudo gli occhi, respiro, e mi metto in ascolto.
La storia dei popoli e il loro destino sono scritti e custoditi nella terra che li ospita. L’ambiente, il clima, le condizioni sociali, l’alimentazione, ne plasmano le caratteristiche fiisiologiche; le relazioni con i propri simili, gli scambi commerciali e quindi culturali con altri popoli ne determinano il carattere e le qualità comportamentali.
Il Mediterraneo, dal latino mediterraneus mare in mezzo alle terre, per gli arabi mare bianco di mezzo. Mediterraneo testimone della nascita delle tre religioni monoteiste e di tante civiltà, culla del pensiero moderno. Dal punto di vista storico-sociale, forse l’area geografica più importante del pianeta. Intorno alle sue coste nasce l’agricoltura, i primi agglomerati urbani, nascono le prime monete, si sviluppa la scrittura (presa in prestito dall’India), il commercio e con esso si intensificano scambi culturali fra i popoli. Grecia, Italia meridionale, Egitto, Tunisia, Siria, Libano…i paesi maggiormente coinvolti in queste attività. E attraverso di esse i contatti con l’india e l’oriente prima e con il resto del mondo poi. Mediterraneo scenario anche di mille guerre, per il controllo delle vie di comunicazione, per imporre religioni, per espandere i propri domini territoriali. Mediterraneo, che ha visto nascere la storia moderna dell’umanità.

















