Un popolo con il sole dentro. Figlio di mille culture, mille diversità, che ha in sé tracce evidenti di nobili stirpi passate. Ed è questa antica grandezza, l’attitudine a una vita non servile, che segna il suo destino dal 1861. Che dà il coraggio di partire dall’oppressione civile, manifesta allora, strisciante oggi. Che dà il coraggio di restare a chi sceglie di lottare; armati di fucile allora, armati di penna, chitarra e poesia oggi. Che dà il coraggio di tornare a chi ha conosciuto possibilità lontane. Sono i popoli in cammino, quelli che non si fermano a lungo in un luogo o in una idea senza farla germogliare e crescere. Quelli che non si lasciano impigliare nelle maglie della rete, vecchia e logora che ancora stringe e costringe, della civiltà occidentale, con le sue logiche perverse e crudeli verso l’uomo e la natura. Sorella della civiltà industriale con cui va a braccetto e con la quale sta portando il pianeta alla distruzione. Sono i popoli con il sole dentro, di tutto il mondo, a essere la speranza che ciò non avvenga.
E poi c’è la terra e il suo richiamo. La terra non più vista come luogo di lacrime e sangue, e neppure risorsa da sfruttare indiscriminatamente per competere, senza speranza, con le grandi multinazionali del cibo. Ed ecco allora un diffuso, lento ma costante, ritorno alle radici di tanti giovani che, grazie anche a finanziamenti europei, riportano in vita vecchi e abbandonati terreni agricoli, e con orgoglio e determinazione costruiscono il futuro sulla sapienza del passato. La strada per queste piccole aziende in un mercato globalizzato è puntare sulla qualità e la sostenibilità. Coscienti che è la terra la risorsa fondamentale, il valore aggiunto ai prodotti, oltre alla qualità della vita di chi ad essa si dedica con passione.
Oggi in più occorre farsi conoscere, saper comunicare. Qui sta il grande vantaggio delle nuove generazioni capaci di maneggiare abilmente siti, social e tutto l’apparato di comunicazione del web. Una nuova era per il commercio. E una nuova speranza per l’umanità. Perché in tutto ciò c’è qualcosa che sfugge alle statistiche e alle tabelle di produzione, qualcosa forse inconscio nei vecchi contadini, sicuramente consapevole nelle nuove generazioni: l’amore per la natura, per il pianeta, la gioia di vedere nascere e crescere qualcosa di sano e di buono dalla generosa terra. Sentimenti non classificabili e quindi non manipolabili dagli apparati distruttivi della società. Unica e reale possibilità di salvezza.

















